domenica 5 giugno 2011

"También la lluvia"

También la lluvia era l'ultimo titolo che mi mancava per completare il cerchio di pellicole candidate ai premi Goya di quest'anno. Dalla regista spagnola Iciar Bollain, è il primo suo film non scritto da lei (ma da suo marito). La storia è quella di una troupe cinematografica che si trasferisce in Bolivia per girare un film storico sui personaggi di Bartolobé de las Casas e Antonio de Montesinos, ovviamente durante la scoperta dell'America. Il produttore e il regista, due fantastici Luis Tosar e Gael Garcia Bernal (questo mi piace di meno), iniziano i casting per scegliere i personaggi del posto non attori e trasformarli in persone vissute nel 1200. Il tema centrale è l'ossessione di Cristoforo Colombo per l'oro e la sua voglia disperata di reprimere i popoli indiani originari di quelle terre, e dunque le ribellioni che ne derivano. Però, le riprese del film vanno di pari passo con un'importante guerra avvenuta nel 2000, detta Guerra dell'Acqua, in cui i boliviani si ribellano contro la privatizzazione dell'acqua. Vi fa pensare a qualcosa?
Il protagonista della storia diviene, senza accorgercene, un boliviano scelto come attore per il film che alterna alle riprese fughe per partecipare attivamente alle proteste dei cittadini che lui stesso capeggia. Da qui inevitabili scontri con regista e produttore e l'uomo finisce in carcere. Da questo problema ne derivano molti altri, e le guardie civili non risparmiano nessuno. Infine, immersa in una situazione che non si aspettava di trovare, la troupe è costretta, con gran dispiacere del regista, ad abbandonare il posto senza aver portato a termine le riprese del film.
Un bel film davvero, mi è piaciuta un sacco l'alternanza tra la realtà che stava vivendo la città in quel momento con le scene direttamente tratte dal film storico, le quali hanno sicuramente molti punti in comune. Oggi come ieri la Bolivia è uno di quegli stati ancora incivili dove il cittadino non ha voce in capitolo nemmeno in una questione di vitale importanza com'è la scelta della privatizzazione dell'acqua, il che fa molto riflettere... Ai posteri ardua sentenza.

VOTO: 7

"Speriamo che sia femmina"

Ogni tanto su LA7 fanno bei film, è l'unico canale della televisione italiana dove di tanto in tanto si trova qualcosa di interessante da vedere in prima serata. Due giorni fa hanno trasmesso Speriamo che sia femmina. Il titolo mi veniva a conoscere, sapevo di averlo già sentito da qualche parte ma non ricordavo di chi fosse. Poi sono partiti i titoli di coda e un nome è balzato ai miei occhi... Mario Monicelli. Ovviamente ho guardato il film, non potevo perdermelo. Nel cast attori famosi, italiani e non. Liv Ullmann, Catherine Devenue, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Giuliana De Sio, Stefania Sandrelli e Bernard Blier tra i tanti. Insomma, questo è uno dei casi in cui basta vedere il cast per convincerti automaticamente a vederlo.
E' una storia di tutte donne, e gli uomini che ci sono fanno soltanto da contorno, tanto che il film termina con tutte le donne a tavola felici e contente perchè all'uomo della loro vita hanno preferito la loro felicità, e quindi restano tutte senza uomini. Per questo mi ha fatto molto pensare a Volver di Pedro Almodovar per la fitta trama anche se si tratta di cose decisamente diverse. Comunque mi ha ricordato Volver perchè gli uomini vengono quasi tagliati fuori dalla storia e sono le donne a fare da indiscusse protagoniste, come accade spesso in Almodovar.
Si tratta di una storia che raccoglie diverse storie, è un film da intrattenimento ma di quelli fatti bene, di quelli che guardarli è un piacere! Poi da Monicelli non potevamo aspettarci altrimenti... Eppure, forse perchè conosco poco di questo regista, non avrei mai detto che è un suo film, perchè credevo che fosse più da commedie comiche invece è una storia normalissima senza chissà quali spunti per ridere, se non consideriamo il vecchio malato di Alzheimer che per le circostanze in cui si caccia ci ricorda che il film è firmato Monicelli.

VOTO 6

sabato 4 giugno 2011

"La pianista" lascia il segno

Ammetto che conosco molto poco il cinema francese, per non dire quasi per nulla. L'unico film che adesso ricordo come film francese... non esiste. Per fortuna c'è sempre chi mi da buoni consigli cinematografici quindi ieri, dopo settimane e settimane di ricerca di uno dei film consigliati, sono riuscita a vedere La pianista di Michael Haneke, con Isabelle Huppert e Annie Girardot. La mia amica spagnola, parlando di film molto forti e in particolare del Cigno nero con Natalie Portman uscito quest'anno e che ha sconvolto il pubblico, mi ha riferito che nel 2001, quando uscì nelle sale spagnole La pianista, l'impatto fu fortissimo, si registrarono per giunta 11 casi di persone svenute al cinema durante la visione. Consapevole che fosse un film che mi avrebbe lasciato un segno, ho fatto di tutto per vederlo con la luce del sole per evitare di affidarmi predisposta alla depressione di notte. Ma ho scaricato il film solo ieri sera e non ho resistito. Ho dovuto subito guardarlo. La mia visione di questo film è stata tormentata come il film stesso.
La storia è quella di un'insegnante di piano sulla quarantina con "gravi" perversioni sessuali dovuti a una sessualità repressa (colpevole in parte una madre troppo apprensiva e vigile) la quale si innamora (a modo suo) di un giovane suo allievo. Il problema è che i due hanno modi diversi di vivere l'amore, e quello della Huppert è totalmente fuori dagli schemi.
Così per tutto il film assistiamo a scene molto cruente e dirette che fanno della Huppert una delle migliori attrici che io abbia mai visto nei panni di una donna repressa e tremendamente gelida nella prima parte del film e che dopo sembra leggermente cambiare direzione. La storia mi ha suscitato molta pena, non ho mai visto niente di simile, la Huppert fa un'interpretazione magistrale e riesce ad essere così fredda da mettere paura perchè non sai mai da dove potrebbe spuntare la follia. Ovviamente non è folle, è solo malata, ma di una malattia che arrivati ad un certo punto può far pena e a dispiacere perchè si fa del male da sola e senza rendersene conto allontana tutti da lei. Solo quando si rende conto di star per perdere il ragazzo che dice di amare, cerca di cambiare ma quel cambiamento non può venirle naturale e così un normale rapporto sessuale si trasforma in vera e propria violenza per una donna che ha sempre inteso il sesso come dolore. Per tutto il film mi sono inevitabilmente domandata quale grande peccato si sottoponesse a scontare in questo modo così crudele verso se stessa, cosa credeva di aver fatto di così grave e imperdonabile per trattarsi così e pensare di meritare i peggiori trattamenti. Non lo potremo mai sapere perchè non era questo l'obiettivo del film e di queste storie nel mondo ce ne saranno sicuramente tante.
Con tutta la freddezza del suo personaggio la Huppert è riuscita ad arrivarmi tantissimo, complice una vicenda mai vista nel cinema (per me) e che è sicuramente tra le più drammatiche storie. Non è approfondita, non va nella psiche del personaggio ma resta nella superficie della sua corazza e nonostante questo è un film molto forte e che non può lasciare indifferenti.
Per la prima volta non posso fare a meno di valutare al massimo questo film come uno dei più belli che abbia mai visto ma che sicuramente non è alla portata di tutti perchè è facile cadere nel pregiudizio morale del tema trattato e scandalizzerebbe molti. Sono convinta che Isabelle Huppert con questo film è entrata nel giro delle miei attrici preferite e intendo vedere altri suoi film, perchè un ruolo come questo che le è valso tantissimi premi tra cui Miglior attrice 2001 al festival di Cannes, non è all'altezza di tutti.

VOTO: 10

giovedì 2 giugno 2011

La favola reale di... "Felipe y Letizia, deber y querer"

Noi donne siamo sicuramente molto diverse tra noi, ma se c'è qualcosa che indubbiamente ci unisce è l'irresistibile passione per le favole d'amore. Ma parlo di quelle vere, favole d'amore nel vero senso della parola. Almeno io, ne vado matta, eppure non sono un tipo romantico, anzi... Se c'è una storia alla quale non so resistere è quella di una principessa, non c'è niente da fare. Ad esempio non mi stanco mai di vedere mille volte nel giro di poco tempo i film che si basano su biografie di famiglie reali di ogni epoca, mi piacciono anche per questo i film in costume, visto che ai giorni nostri è difficile che un matrimonio reale venga usato come tema per un film. Difficile ma non impossibile. Infatti "Felipe y Letizia" è l'ultimo film che ho visto che mi ha reso completamente schiava di se stesso. Come si può facilmente immaginare, racconta la storia d'amore tra l'erede della corona spagnola principe Felipe di Borbone e la giornalista televisiva Letizia Ortiz Rocasolano, dalla loro poco casuale conoscenza al giorno delle nozze. Ovviamente sono amante della Spagna e di tutto quello che la riguarda, ma negli ultimi tempi mi sono scoperta altrettanto appassionata degli eventi e alle curiosità che interessano la famiglia reale, sicuramente da quando ho visto per la prima volta questo film, l'ottobre scorso.
Una famiglia che ha poco di reale se pensiamo che è "all'altezza" di tutti, se pensiamo che è disponibile, semplice e discreta, e molto amata dagli spagnoli, ma di un amore che si è guadagnata con grande difficoltà nel corso degli anni che hanno seguito la fine della dittatura di Francisco Franco, nel 1975. Non per questo manca di classe, è sempre e comunque una famiglia reale, con tutti i suoi segreti nascosti nei secoli e con la sua classica mentalità religiosa e di esempio per la popolazione. Nonostante tutto gli spagnoli cominciano ad essere stanchi di dover mantenere una famiglia che costa sempre più visto anche l'aumento dei suoi membri negli ultimi anni. Sicuramente il principe e le infante non si pongono il problema di fare meno figli per non poterli mantenere, perchè a questo purtroppo devono pensarci gli spagnoli. Comunque è una famiglia molto attiva nel sociale e nella beneficenza, è questo il suo compito istituzionale, di arrivare dove il capo del governo non può, si occupa di estetica insomma. Il che fa ridere, ma è vero.
Ancora più vero è che la famiglia reale negli ultimi anni ha fatto parlare molto di se, ma solo perchè si è dimostrata essere una famiglia delle più normali. Per chi pensa che sia ancora sacra invece, tutto quello che accade nel Palacio de la Zarzuela è uno scandalo e perdita di credibilità. Insomma, è una famiglia presa di mira, puntata per ogni cosa che fa. Spesso si dimentica che anche i nobili sono uomini e anche loro vivono in questo mondo moderno e vi si adattano, non sono immuni da tradimenti, divorzi, malattie e morte. Loro non lo dimenticano, è più facile che lo facciano gli spagnoli. Esistono più papisti del papa e più monarchici dei re. Sembra assurdo ma è così. Così è avvenuto quando l'infanta Elena ha divorziato dal marito, e ancor più quando il primo novembre del 2003, dopo non pochi indugi da parte della famiglia, il principe Felipe ha annunciato il fidanzamento con la borghese e divorziata giornalista tv Letizia Ortiz. Colpo di scena. Ci troviamo quasi di fronte al matrimonio del secolo, destinato a suscitare interesse e polemiche in tutto il mondo, ma prima di tutto in Spagna. Eppure Letizia si è fatta amare da molti fin da subito per il suo essere diversa, anticonformista, ribelle (lo dice la sua biografia prima di conoscere Felipe) e con molto carattere. Insomma una di quelle che non si fa mettere i piedi addosso nemmeno se a farlo è un piede reale. No, no, donna carismatica e che sa il fatto suo, è stata la scelta migliore di Felipe. Non si è mai data delle arie ed'è sempre rimasta coi piedi per terra anche se a corte si dice che sia ambiziosa e ossessionata dal restare sempre al centro dell'attenzione. Per questo si dice che sia in lotta continua con le cognate, e i giornali tirano fuori storie che la farebbero diventare la principessa triste e anoressica che non si è ancora abituata a vivere in una famiglia come quella. Io ci credo poco, però non si potrà mai sapere cosa accade realmente in quella famiglia, non trapela nulla.
Comunque mi rendo conto che sto deviando troppo, ma era prevedibile parlando di cose che mi interessano molto. Tornando al discorso principale, Felipe y Letizia, deber y querer (Felipe e Letizia, amare e dovere) è una mini fiction di Joaquin Oristrell che ha come protagonisti Amaia Salamanca, Fernando Gil, Marisa Paredes e Juajo Puigcorbé, rispettivamente nei ruoli di Letizia, Felipe, regina Sofia e re Juan Carlos. La somiglianza dei due protagonisti con gli originali è spaventosa! Complimenti al regista! Un cast decisamente ottimo e un film a mio avviso stupendo non solo per la storia in se che è sicuramente intrigante, ma perchè pare essere molto fedele alla realtà dei fatti. Ovviamente la casa reale l'ha visto e ha smentito quasi tutto, ma noi non ci crediamo per due motivi. Prima di tutto perchè ci piace credere che le cose siano andate così e poi perchè loro smentirebbero la qualunque, non potendo ammettere. Insomma re e regina, che voi ammettiate o meno poco ci importa, ma fateci sognare e credere che storie come queste possono avvenire essendo che c'è ancora Harry d'Inghilterra libero per le strade di Londra...

VOTO: 8

mercoledì 1 giugno 2011

"Carne de neon"

Non so se conoscete Blanca Suarez. Probabilmente no. In effetti non avete modo di conocerla se non guardate la tv spagnola. Ma manca poco perchè questo nome divenga mondiale, ne sono certa. L'ho capito da quando a 17 anni questa giovane madrilena vinceva un casting per entrare nella serie cool del momento, El internado. Ha 22 anni ed'è già la promessa del cinema spagnolo, tanto da essere addirittura stata scelta da Pedro Almodovar per il suo ultimo lungometraggio, La piel que habito. Una ragazza che promette molto, ha talento e si vede. Una delle mie attrici preferite, il perchè viene da se dopo aver visto Carne de neon, in cui impersonifica Veronica, la figlia di un uomo potente, assassino e con molti nemici.
Un film di azione e di violenza, genere che decisamente non è il mio. Infatti ho indugiato parecchio prima di aprire il file, ma poichè ci recita Blanca, mi son convinta. E poi faceva parte della solita lista...
Un ragazzo di bassi fondi decide di aprire un locale notturno a luci rosse come regalo alla madre che a 12 anni lo ha abbandonato e che di mestiere fa la prostituta. Che pensiero carino, no? Peccato che la madre è malata di Alzheimer quindi nega in continuazione la maternità che le viene attribuita.
Crudele realtà quella della compra-vendita di donne provenienti da paese extracomunitarie che in sotterranei bui della città vengono messe all'asta da machos man (loro pensano) dopo essere state strappate alla loro famiglia e costrette quindi alla prostituzione perchè non hanno altra scelta. O quello o la morte. Un mondo disumano quello che ci viene mostrato dal regista di Carne de neon, ma in tutto quell'egoismo e quel degrado esistono dei sentimenti che fanno perdere la testa ai personaggi. Sono i punti di forza dei loro nemici, l'amore li spoglia di quele feroci maschere che si mettono addosso ed'è lì che crolla tutto quello che hanno calcolatamente costruito. I sentimenti disarmano tutti, è normale. Questo è quello che accade a un po' tutti i personaggi di questo film, i loro nemici aspettano questo per prendere vantaggio su di loro, finchè il tutto, sempre per colpa della madre smemorata, si complica drasticamente per il giovane figlio. Il tutto per un errore, per una confusione di una donna malata a cui viene affidato un compito che evidentemente non poteva portare a termine. Il tutto dalla confusione, tutto cambia solo per questo. E di colpo tutto viene stravolto e i buoni passano dal lato dei cattivi e viceversa. Basta poco per cambiare le carte in tavola, il secondo che separa l'ultimo attimo della tua vita dalla vita eterna. E il film è questo, una riflessione di un'ora e mezzo nello spazio che la pallottola ti concede prima di impossessarsi della tua vita. Ma all'ultimo tutto cambia ancora una volta, e non è come sembrava all'inizio. Molto sangue, molte morti, molte delle quali meritate. E inaspettatamente un finale commovente. Anche i duri qui hanno un cuore, e mi sono commossa, per un film d'azione mi sono commossa! Davvero bello, lo consiglio tantissimo, ma non so se esiste in italiano o almeno coi sottotitoli. Attori fantastici, uno più capace dell'altro, soprattutto Macarena Gomez e il grande Antonio De la Torre. Punto forte del film la recitazione. Muy bien, chicos!

VOTO: 8

"Come l'acqua per gli elefanti"

Un ragazzo iscritto alla facoltà di veterinaria a cui improvvisamente vengono a mancare i genitori, viene a mancare il terreno da sotto i piedi. Fuga dalla città, approdo su un treno che trasporta un circo. Una ragazza, la moglie del capo comico del circo, una passione pericolosa da vivere, una laurea inventata e la solita violenza circense. Tutto questo in Come l'acqua per gli elefanti.
Non chiedetemi da cosa il titolo, perchè che ci sono gli elefanti l'ho visto, ma il significato non mi è arrivato. Così come non mi è arrivato l'intero film, forse quel giorno ero sintonizzata altrove, però devo ammettere che il fim non mi è piaciuto molto. Durante tutta la sua durata è stato inevitabile pensare ad un film spagnolo che ho visto di recente, del grande Alex de la Iglesia, Balada triste de trompeta, che consiglio vivamente.
Le somiglianze sono moltissime, quel che cambia è lo stile del film. Quello di Alex è un genere di fantasia, il suo solito meraviglioso vero e proprio humor negro, mentre quello che vede protagonista Robert Pattinson è un genere drammatico che non mi ha convinta molto. Non penso che ci sia stato plagio, perchè entrambi risalgono allo stesso periodo, anzi Balada triste de trompeta un po' prima. Ribadisco, si tratta di un genere totalmente diverso, forse non piacerà a tutti, ma le assonanze sono molteplici, finale incluso.
La cosa che meno mi è piaciuta è il non avvenuto tradimento tra la moglie del capo e il finto veterinario del circo, e la successiva confusione e ira che si scatena da parte del proprietario che si sente tradito. Caos, ho percepito troppo caos. Ma poi, Robert smettila di fare sempre il figo!

VOTO: 4

"Remember me"

Vi commento un film che ho appena finito di vedere, fresco fresco. O caldo come il pc che mi ha surriscaldato le gambe e mi fa sembrare di stare 40 gradi all'ombra l'ultimo giorno del mese di maggio. Si capisce che sono contenta che sia arrivata l'estate, no?

"Remember me". Me ne hanno parlato tutti molto bene. Ricordo l'anno scorso il trailer al cinema. Pensavo: "Lo vedrò", ma il mio accompagnante non sembrava tanto convinto. Di certo non è per lui che non l'ho visto. Ma faceva parte dela mia lunga lista, quindi prima o poi sarebbe arrivato il suo turno, e invece di allungare il brodo con film incontrati per caso nelle mie gite notturne sui siti di streaming, ho preso la drammatica decisione di farmelo fuori subito, senza pensarci troppo (già!). Drammatica, appunto, come il film. Molto ma molto drammatico. La storia di due ragazzi con un episodio che li ha segnati nell'infanzia, un dolore di quelli che se hai fortuna lo superi altrimenti ti rovina la vita. E se non lo fa, ti segna a vita. Due lutti estremamente dolorosi e due strade diverse che per puro caso, o volendo anche per vendetta, si incontrano e ne fanno una sola. Di contorno due padri dei peggiori, uno decisamente poliziotto e un altro troppo assente e che pensa solo al lavoro. Una figlia piccola che quasi sconosce suo padre. Questa è la cosa che più mi ha toccata del film. Vedere come un padre può essere lui stesso la causa dell'infelicità della propria figlia quando giusto da lui dovrebbe partire la più assoluta protezione verso chi ama. Ma non tutti amiamo allo stesso modo, è chiaro. In certi casi, per fortuna rari, la presenza dell'amore si fa desiderare. E' completamente assente. Non credo sia questo il caso, solo che per una bambina di sei anni l'amore si deve manifestare per quello che è, poco interessa se tuo padre ha un modo diverso per manifestarti affetto. I bambini sono diretti, e così vogliono che tu sia con loro.
Un meraviglioso Pierce Brosnan di cui sono pazzamente innamorata, inutile negarlo. Anche con 58 anni sulle spalle rimane un uomo affascinantissimo. Mentre Robert Pattinson non mi è piaciuto moltissimo, fa sempre le solite facce stile Twilight. Solo che lì ci stanno, ma non può fare ovunque il vampiro dentro i vestiti di un 21enne newyorkese! La ragazza che gli fa il filo nel film mi è piaciuta, ma non l'avevo mai vista prima d'ora, credo.
Ma sono convinta più di ogni altra cosa che ciò che attribuisce maggior drammaticità al film è il dramma finale, il dramma nel dramma: l'attentato delle Torri Gemelle dell'11 settembre del 2001. Non avevo mai visto fin ora un film che citasse l'evento, eppure ce ne saranno sicuramente degli altri. Certamente non era un finale che mi aspettavo, è molto triste. Il film ha guadagnato molto aggiungendo questa disgrazia finale. Il che suona malissimo, ma è, ahimè, l'amara verità. Siamo italiani, ci piace piangere con delle belle storie che finiscono male. Più si piange, più i film sono belli. Che essere contraddittorio l'uomo, vero?

VOTO: 6