venerdì 27 maggio 2011

Medem e la sua "Habitacion en Roma"

L'ho sempre pensato che i film spagnoli hanno un tocco in più di quelli italiani degli ultimi tempi. Ma un tocco in più in molti campi. Noi italiani siamo per tradizione i più puritani, ci autocensuriamo, e spesso non facciamo male. Ma gli spagnoli non conoscono davvero limiti! Non voglio però di certo fare la moralista o la bigotta in questo senso. Sono semplicemente realisti, e lo ammiro. Anche se a volte a mio avviso esagerano.
Mi è capitato spesso di sentir parlare di un tale Julio Medem. Conoscete? Io solo di nome fino a poco tempo fa. So che ha fatto un film che anni fa mi è capitato erroneamente di scaricare, "Lucia y el sexo", e che ho subito cancellato visto il titolo, infatti avevo preso il solito pacco di eMule che ti fa scaricare un film passandolo per un altro. Poi anni dopo parlando con amiche ho scoperto che è un bravo regista spagnolo, lo stesso di Habitacion en Roma (Room in Rome). 
E poichè quella sera non sapevo cosa guardare, visto che questo film era da poco uscito al cinema e già avevo la possibilità di vederlo in streaming (in più la rivista di cinema "Fotogramas" ne parlava bene), decisi di vederlo. Ovviamente non era niente di quello che mi aspettavo. Per quello che so su "Lucia y el sexo" senza averlo mai visto, pare che sia sempre su quello stile, se addirittura non peggio (o meglio, direte).
Una delle due protagoniste di questo film è Elena Anaya, di cui avrete sicuramente sentito parlare ultimamente per la sua presenza a Cannes con il nuovo film di Almodovar in concorso, La piel que habito, che aspetto con ansia. Lei è bravissima, davvero una gran attrice. La sua compagna in questo viaggio italiano è un'attrice russa, Natasha Yarovenko, pressocchè sconosciuta, almeno a me.
Il film, apparte le scene molto dirette, ha qualcosa di interessante in se. Racconta la storia di due ragazze ognuna per conto proprio in viaggio a Roma, che una sera si conoscono in un locale e finiscono la serata insieme. Una è omosessuale, l'atra no. Le due non si conoscono completamente, ma partendo dall'attrazione fisica portano avanti per un'intera notte una sorta di conoscenza l'una dell'altra. Conoscenza che però non può trovare riscontro in nulla, visto che non se ne può accertare la veridicità. Ognuna si racconta, a piccoli passi, con brevi episodi della propria vita, ma in realtà non si può dimostrare se le due stanno raccontando il vero su di loro. Potrebbero essere chiunque, potrebbero star mentendo. E di fatto lo fanno. Questa è una guida di quello che succede quando ci troviamo di fronte a uno/a sconosciuto/a. Il processo di conoscenza che si avvia in automatico e nasce naturale, e la curiosità di volersi scoprire quando sentiamo attrazione o curiosità per qualcuno, uomo o donna che sia. Inizialmente, il mio giudizio imminente è stato negativo. Mi sembrava un film noioso e ridicolo. Ma a pensarci bene, Medem ci vuole presentare una storia senza pregiudizi, in cui noi conosciamo dei personaggi quanto loro stessi conoscono di loro. Niente. Come niente sapeva l'una dell'altra. E lo scopriamo insieme, ci meravigliamo con loro, e seguiamo con attenzione quel percorso che porta il personaggio a spogliarsi completamente di ogni maschera, per vederlo per quello che è. Interessante, insomma. A volte un film che sembra essere fatto per altri scopi, con molto risparmio sui vestiti, e di cui abbiamo pregiudizi, ha invece un suo significato.

VOTO 6

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